<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-7337556970665674160</id><updated>2012-02-16T10:25:51.296-08:00</updated><category term='Una mattinata al parco di Cardito silenzio norvegia rumore tommaso travaglino afragola parco taglia cardito napoli provincia'/><category term='Composizione Violini flauto piano pianoforte coro opera sinfonica musica rilassante Tommaso Travaglino'/><title type='text'>Il blog di Tommaso Travaglino</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://tommasotravaglino.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7337556970665674160/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasotravaglino.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Tommaso Travaglino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18095140540978002695</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_OtCWXGCiI1A/S_0h5myU81I/AAAAAAAAAAM/7sxW23Mst0E/S220/tommy.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>3</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7337556970665674160.post-6793166624631360893</id><published>2011-09-22T09:45:00.000-07:00</published><updated>2011-09-22T09:47:49.568-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>- "I Call Houston" - (Official Music Video) Regia di Orlando Tarallo Musica e testi di Tommaso Travaglino&lt;a href="http://youtu.be/O9KMGiIGLHw"&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7337556970665674160-6793166624631360893?l=tommasotravaglino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasotravaglino.blogspot.com/feeds/6793166624631360893/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://tommasotravaglino.blogspot.com/2011/09/i-call-houston-official-music-video.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7337556970665674160/posts/default/6793166624631360893'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7337556970665674160/posts/default/6793166624631360893'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasotravaglino.blogspot.com/2011/09/i-call-houston-official-music-video.html' title=''/><author><name>Tommaso Travaglino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18095140540978002695</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_OtCWXGCiI1A/S_0h5myU81I/AAAAAAAAAAM/7sxW23Mst0E/S220/tommy.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7337556970665674160.post-3552629854729020506</id><published>2011-04-05T03:15:00.000-07:00</published><updated>2011-04-05T03:18:52.464-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Composizione Violini flauto piano pianoforte coro opera sinfonica musica rilassante Tommaso Travaglino'/><title type='text'>Ritorni - relaxation music</title><content type='html'>&lt;iframe width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/embed/bNIOsdBewzo?fs=1" frameborder="0" allowfullscreen=""&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7337556970665674160-3552629854729020506?l=tommasotravaglino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasotravaglino.blogspot.com/feeds/3552629854729020506/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://tommasotravaglino.blogspot.com/2011/04/ritorni-relaxation-music.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7337556970665674160/posts/default/3552629854729020506'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7337556970665674160/posts/default/3552629854729020506'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasotravaglino.blogspot.com/2011/04/ritorni-relaxation-music.html' title='Ritorni - relaxation music'/><author><name>Tommaso Travaglino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18095140540978002695</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_OtCWXGCiI1A/S_0h5myU81I/AAAAAAAAAAM/7sxW23Mst0E/S220/tommy.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/bNIOsdBewzo/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7337556970665674160.post-6400773299211973355</id><published>2010-05-27T01:28:00.000-07:00</published><updated>2010-05-27T02:04:57.726-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Una mattinata al parco di Cardito silenzio norvegia rumore tommaso travaglino afragola parco taglia cardito napoli provincia'/><title type='text'>Una mattinata al parco di Cardito.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Era&lt;/strong&gt; una mattina radiosa di sole, quella di sabato scorso. La primavera inoltrata si faceva finalmente sentire, inebriante, in tutta la sua dolcezza, tra le bizze di un tempo che sta irrimediabilmente cambiando il suo corso, a dispetto di quella immutabile dinamica delle stagioni, così come viene ancora spiegata ad ogni bambino che ancora frequenta la scuola elementare italiana. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;p align="right"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_OtCWXGCiI1A/S_4zBgYnquI/AAAAAAAAAAw/Qo_SmYoUH9E/s1600/cardito_039.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 240px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5475870297895185122" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_OtCWXGCiI1A/S_4zBgYnquI/AAAAAAAAAAw/Qo_SmYoUH9E/s320/cardito_039.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;Decisi, così, di trascorrere quella mattinata al parco. Perché non sono solo gli abitanti della “grande mela” a poter disporre di un parco pubblico, ma anche i quasi quattro milioni di abitanti della popolosa provincia di Napoli, il cui grado di civiltà si sta evolvendo a tal punto che tra i milioni di euro spesi per vertiginose speculazioni edilizie e milioni di tonnellate di cemento, gettate a coprire ogni spazio residuo dei nostri terreni, come informi fiumi di lava colati dal nostro amato Vesuvio, c’è talvolta qualche mosca bianca che si ricorda del verde pubblico. Così anche noi possediamo, finalmente, un parco verde, nel quale si può passeggiare senza rischiare di essere morso da un cane randagio o investito da un’auto in corsa o peggio, rapinato da una delle numerose baby-gang che flagellano la nostra zona.&lt;br /&gt;Non che Napoli e le altre città della provincia più densamente popolata d’Italia non vantino nessun parco verde, ma il degrado che caratterizza quei pochi esistenti, Capodimonte compreso, ha sempre ingenerato infinita tristezza nel mio cuore ed ogniqualvolta ho tentato di passeggiare nel loro grigiore, sono puntualmente stato colto da una inspiegabile melanconia, che più che ritemprarmi lo spirito ed il corpo, mi ha costretto a ricorrere puntualmente alla genzianella autunnale, uno dei dodici rimedi naturali che Bach giurò essere efficace contro lo scoraggiamento e i primi stadi della “depressione da degrado urbano” .&lt;br /&gt;Il parco “Taglia” di Cardito, però sembra diverso. Sarà per il fatto che è stato realizzato appena da qualche anno, ma non riesco ancora a scorgere le avvisaglie di un degrado che stringe, come una morsa, ogni aspetto del vivere urbano della nostra provincia. Per questo mi capita sovente di frequentarlo, anche per praticare un po’ di jogging o semplicemente per passeggiare all’aria aperta.&lt;br /&gt;Quella mattina, così, decisi di sedermi su una panchina di quella rarissima oasi di verde pubblico e di leggere un po’, scaldato dai caldi raggi di un piacevole sole che sembrava volesse asciugare dal mio corpo la pesante umidità dell’inverno ormai trascorso. E quella gioia non ero il solo a condividerla. Il vociare festante degli ospiti presenti e quell’aria spensierata che si respirava, mi inebriava. Dopo essermi accomodato, inspirai col naso mentre davanti a me un uomo passeggiava con la propria figlioletta, che a stento raggiungeva i due anni di età. La bambina lo precedeva, camminando goffamente ed inseguendo una macchina radiocomandata, che il padre si divertiva a far camminare davanti a lei perché la inseguisse. E mentre l’uomo guidava la macchina con un piccolo radiocomando, parlava alla bambina con la dolcezza di un padre. Ma pur trovandosi a solo un metro di distanza da lei, le si rivolgeva con una voce dal volume talmente alto e dal contenuto così pleonastico che incominciai a dubitare sulla sanità mentale di quell’uomo: “Tieni sonno a papà? Ti piace il sole a papà? Vuoi salire sulla macchinina a papà? Stai stanca a papà? Stai sudata a papà?”, gridava a tutto volume. Per mia disgrazia, si fermò proprio davanti a me e la sua voce era così alta e quel suo monologo così scontato ed insignificante che incominciò a darmi fastidio.&lt;br /&gt;“Porco diavolo!” pensai. “Ci vuole un’abilità fuori dal comune per parlare continuamente e non pronunciare un’espressione che non sia scontata o senza senso. Ma invece di gridare, quest’imbecille non può posarle una mano sulla fronte per accertarsi se la bimba sia o meno sudata?”.&lt;br /&gt;Decisi, così, per bloccare sul nascere quella incipiente irritazione, di mettere in atto il piano “b”, che già avevo approntato e pianificato con lucida premeditazione, per difendermi da eventuali rumori molesti: indossai le cuffie ed accesi l’iPod a volume altissimo, apprestandomi ad aprire il piccolo volumetto che avevo portato con me, la cui lettura rimandavo da settimane. Ma mentre cercavo di rilassarmi, cullato dalla musica di Howard Shore, la voce di quell’uomo diveniva sempre più alta, come in un incubo, tanto che il melanconico suono del violino di Nicola Benedetti a stento riusciva a sovrastarla di volume.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_OtCWXGCiI1A/S_4z7LLdVzI/AAAAAAAAABA/PM88GIo9R-M/s1600/cardito45.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; FLOAT: right; HEIGHT: 149px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5475871288635250482" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_OtCWXGCiI1A/S_4z7LLdVzI/AAAAAAAAABA/PM88GIo9R-M/s320/cardito45.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma si dice che le grazie celesti arrivano quanto meno te l’aspetti. E non aspettai moltissimo perché dopo qualche minuto di pazienza fui inaspettatamente guardato con benevolenza dalla divina misericordia. La bimba, che nel frattempo aveva incominciato a gridare con un acuto che, assommatosi a quello del violino, mi stava producendo la perforazione dei timpani, si spostò, correndo, più in avanti, seguita dall’uomo col telecomando e subito tirai un sospiro di sollievo: sembrava che stessero, per grazia di Dio, andando via.&lt;br /&gt;“Siamo il popolo del rumore gratuito!” sentenziai nel mio pensiero, mentre ispirai di nuovo col naso, “ed il benessere della mia mente è continuamente messo alla prova. È paradossale, ma i rari momenti di pace interiore e di gioia profonda sono divenute piccole parentesi tra un rumore e l’altro!”.&lt;br /&gt;Ma non feci nemmeno per posare di nuovo lo sguardo sulle pagine aperte del piccolo opuscolo di Chomsky che un ragazzo, in sella ad una bicicletta, si fermò alla mia destra, frenando bruscamente. Si era probabilmente appena accorto della presenza di un suo amico dall’altra parte del parco. Stringeva gli occhi per guardare meglio. Il suo amico era distante, credo, più di un chilometro ed al suo posto, a stento lo avrei distinto. Tuttavia l’attento ciclista, appena lo ebbe riconosciuto, emise un grido sconcertante, mentre quel premuroso papà, pur essendosi allontanato, continuava, imperterrito, a fare domande idiote alla bambina. Ma quell’urlo che emise quel ragazzo era qualcosa di inenarrabile: esordiva con una lunga “o” chiusa e si trasformava, dopo qualche secondo, in una vocale che potremmo collocare in una posizione intermedia tra le vocali “o” ed “a”, che contempla la semi-apertura della bocca come in una smorfia di dolore.&lt;br /&gt;Nel mentre contemplavo quella espressione, che riportava la mia mente a considerare il lungo cammino evolutivo compiuto dall’uomo, che, da quando nelle savane africane scese dagli alberi, ebbe la fortuna di sviluppare la capacità di articolare la laringe e di emettere suoni diversi in relazione alla specificità del pericolo che lo minacciava, fui scosso da un frastuono talmente pervasivo, che non riconobbi immediatamente, tanto che tolsi subito le cuffie perché la cosa stava incominciando a preoccuparmi. Mi accorsi subito, però, che si trattava del rombo di un aereo, decollato dal vicino aeroporto di Capodichino.&lt;br /&gt;“Che stupido che sono a non averci pensato subito” pensai, dopo aver contemplato per qualche attimo le due grosse scie chimiche che lasciavano i due reattori, nel cielo incerto di quel sabato mattina. Mi accorsi, però, che nessun altro ospite di quel parco aveva, nel frattempo, alzato gli occhi al cielo, come me, per accertarsi della provenienza di quel boato così fastidioso. “Certo!” pensai. “È un rumore talmente frequente, ordinario, che il cervello di ogni abitante della popolosa provincia di Napoli lo declassa meccanicamente al di sotto della soglia di percezione sensoriale”. Ma non finii neppure quel pensiero che, verso occidente, mentre il rombo assordante di quell’aereo sembrava stesse per scemare, esordiva uno spettacolo pirotecnico di tutto rispetto: botti, “tracchi” e “stelle”. “Ah! Bene!” pensai. Forse si festeggia qualcuno che si è appena sposato, o, al limite, qualche compleanno. Si perché nella mia popolosa provincia, anche per un compleanno si fanno esplodere portentosi botti, talmente violenti da insidiare l’integrità dei miei preziosi timpani o, nella migliore delle ipotesi, da far tremare il terreno sotto i miei piedi. Forse perché il silenzio nel quale si vive di solito nella nostra provincia è talmente assordante che, di tanto in tanto, c’è pur bisogno di una “botta di vita”, di un palpito del cuore o di qualche extrasistola da betabloccanti!&lt;br /&gt;E nel frattempo avevo completamente accantonato ogni sana intenzione di finire di leggere quell’opuscolo. Anche perché l’irritazione stava incominciando a fare capolino e le sue radici a scavare nel mio animo. Così mi appoggiai con la schiena alla panchina e pensai, con un po’ di rabbia, di gettare la spugna ed andare via, quando un cane randagio si fermò dietro il pilone del ponte di legno che avevo di fronte e iniziò ad abbaiare, rivolto a quei fuochi d’artificio, che ancora scoppiavano, violenti, nel cielo ad occidente.&lt;br /&gt;Il rumore di fondo era diventato così alto che le mie cuffie non avevano più nessun potere di “schermatura” ed il mio sguardo, inebetito, iniziò a fissare il vuoto davanti a sé. In quel momento tutto, per incanto, fece silenzio. Un grosso nuvolone coprì il sole e mi ritrovai con la mente in uno di quei numerosi parchi di Oslo, della lontana Norvegia, nel quale solevo sedere o passeggiare per lunghe ore, cullato dal soffio della brezza di quel lontano mese di agosto dello scorso anno.&lt;br /&gt;Avevo un enorme lago davanti a me e di tanto in tanto passavano numerosi ragazzi che correvano, in un silenzio irreale nel quale anche il rumore delle scarpe che calpestavano quel viottolo sterrato sembrava come ovattato. A nord un immenso bosco di betulle ed un ragazzo che vi era appena uscito. Era solo. Aveva le scarpe da trekking e portava un grosso cesto di vimini, colmo fino all’orlo di funghi straordinari. Mentre percorreva il viottolo che da nord, costeggiando il lago, portava a sud, diretto verso il fitto ed altissimo bosco di abeti, si fermò d’improvviso. Si girò indietro e vide qualcosa che avanzava nella sua direzione. Sembrava un carrozzino, di quelli che si utilizzano per portare a spasso i bambini ancora troppo piccoli per poter camminare da soli. Si fece un po’ da parte e, sempre in silenzio, fece passare quella piccola carrozza che correva veloce. Dietro c’era una donna, sui trent’anni, che la guidava correndo. Indossava una tuta di colore nero e portava i lunghi capelli biondo platino legati a formare una grossa coda posteriore: stava facendo jogging, ma in silenzio. Il piccolo la guardava sorridendo e lei, di tanto in tanto, sempre in silenzio, gli carezzava la guancia, mentre nell’alto cielo diafano di quel parco cittadino ai confini del mondo conosciuto, echeggiava il garrito di qualche rondine, che per qualche ragione non era ancora partita per i caldi paesi del sud. E forse in quel momento, quella ragione la intuii.&lt;br /&gt;Un uomo, che portava un bambino per la mano, si sedette sulla mia panchina, facendomi un sorriso, in segno di saluto. Il bambino, sussurrando al padre in un orecchio, come se stesse in chiesa, gli chiese qualcosa, indicando una papera che sulla riva del lago si lisciava le penne. Il papà lo guardò e con un sorriso annuì. Così il bimbo prese da un sacchetto un po’ di pane e si inoltrò verso la riva con circospezione, per non spaventare l’animale. Si piegò lentamente sulle ginocchia, accovacciandosi per osservare la papera più da vicino e le dava qualche briciola del suo pane, che l’animale divorava voracemente. Il padre leggeva il giornale e nell’aria di quel freddo agosto norvegese una musica vibrava nelle mie orecchie, più toccante del suono di un violino.&lt;br /&gt;Ma d’improvviso, come svegliato di soprassalto, urla inspiegabili lacerarono quel silenzio. La brezza di grecale era sparita e quell’aria frizzante si era d’improvviso riscaldata. Sentivo urlare ovunque intorno a me. Il cane randagio aveva smesso di abbaiare, perché spaventato da un bimbo che con una mazza di legno percuoteva con forza la panchina, accanto a quel ponte di legno sotto il quale il cane si era rifugiato, mentre il padre, indifferente, tirava calci ad un pallone con un altro figlio più grande, gridando: “Ma nun si bbuono proprio? Tira cchiu fforte!”. Due donne, mi passarono davanti correndo. “Ma te l’ha ditto proprio essa?” diceva una. “Ma allora nun me cride?” rispondeva l’altra gridando. “Uà!” pensai. “Queste non stanno zitte nemmeno in debito di ossigeno!” dissi tra me e me sorridendo, mentre la voce cavernosa di un uomo anziano chiamava da lontano quello che poteva essere il suo nipotino, urlando a squarciagola: “Tonì! Nun carè. Nun correre che ti fai male! E capito? Tonì! Tonì!”.&lt;br /&gt;I fuochi d’artificio in onore di quel mio sconosciuto compaesano, che probabilmente festeggiava il suo compleanno, continuavano ad esplodere potenti ed io tacevo, stordito, alienato da quel fragore di fondo, che in pochi minuti mi aveva letteralmente inebetito.&lt;br /&gt;Spensi il lettore mp3 e tolsi le cuffie. “Tutto sommato” pensai fuggendo via, “la nostra provincia è in qualche modo un luogo di civiltà e si respira calore umano e solidarietà. Certo! Non nego che la città di Napoli e la sua provincia avranno tanti aspetti negativi. Figuriamoci! Chi è che, nel mondo, può vantare, una città perfetta? Ma su un aspetto credo che noi non saremo mai secondi a nessuno: qua nessuno si sentirà afflitto dall'assordante silenzio della solitudine”. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7337556970665674160-6400773299211973355?l=tommasotravaglino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasotravaglino.blogspot.com/feeds/6400773299211973355/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://tommasotravaglino.blogspot.com/2010/05/una-mattinata-al-parco-di-cardito.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7337556970665674160/posts/default/6400773299211973355'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7337556970665674160/posts/default/6400773299211973355'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasotravaglino.blogspot.com/2010/05/una-mattinata-al-parco-di-cardito.html' title='Una mattinata al parco di Cardito.'/><author><name>Tommaso Travaglino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18095140540978002695</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_OtCWXGCiI1A/S_0h5myU81I/AAAAAAAAAAM/7sxW23Mst0E/S220/tommy.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_OtCWXGCiI1A/S_4zBgYnquI/AAAAAAAAAAw/Qo_SmYoUH9E/s72-c/cardito_039.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
