giovedì 30 aprile 2015

La sceneggiata dei sindacati e la scuola bocciata di Renzi.

Alle librerie Feltrinelli di Rimini: un momento dell'incontro con l'autore de "La Scuola Bocciata".




La sceneggiata dei sindacati e la scuola bocciata di Renzi.

di Tommaso Travaglino

La scuola è un argomento che scotta, e può diventare la Waterloo di ogni governo che si accinga a riformarla. Se poi tutto ciò si accompagna alla caparbietà di un governo che si ostina a non ascoltare chi la scuola la vive quotidianamente, e che in questi ultimi giorni sta protestando come raramente è avvenuto nella scuola, tutto ciò può diventare una bomba a orologeria.
L'ingresso della Feltrinelli di Rimini, dove pochi giorni fa si è tenuta l'ennesima presentazione del libro: "La Scuola Bocciata".

Flash mob, fiaccolate, proteste e manifestazioni si stanno intensificando in maniera impressionante; la rete scoppia di post, blog, progetti di proteste e vignette in cui il rapporto tra Renzi e la scuola fa da protagonista. I passaparola su whatsapp, facebook e twitter non si contano. Questo governo è stato capace di compiere un vero miracolo: ha pestato la coda a un leone che dormiva da anni di un sonno profondo.
I sindacati, dal canto loro, per non perdere consensi di fronte a un fermento inarrestabile, partito naturalmente dalla base, sono stati costretti a cavalcare la protesta.
La storia si ripete. Sono passati solo quindici anni dal “concorsone”, e il copione sembra lo stesso.
Il moderatore Orlando Tarallo legge un passo del saggio sulla scuola presso le librerie Feltrinelli di Rimini.

“Era l’anno 2000 e la scuola italiana era in tumulto. Dopo la firma del contratto integrativo dell’agosto 1999 e la pubblicazione, da parte del Ministero, delle norme che regolavano l’applicazione dell’art. 29, tutti gli insegnanti insorsero contro il tentativo di introdurre un concorso interno alla scuola italiana, che avviasse un sistema meritocratico tra i docenti. Le assemblee sindacali, così, divennero delle feroci battaglie, dove ogni insegnante esprimeva la rabbia di un disagio che covava dentro da anni, e si scagliava con tutta la sua violenza verbale contro il primo sindacalista che gli capitava a tiro. I sindacati, dal canto loro, con un miserabile doppio gioco, al tavolo delle trattative facevano una cosa e nelle assemblee ne raccontavano un'altra, e poi cercavano di cavalcare la protesta per fare iscrizioni. Così ognuno di essi raccontava la sua verità, ma ciò che si ripeteva come il ritornello di una canzone, era che le iscrizioni al sindacato risultavano indispensabili “per la rappresentatività”, perché il sindacato, quel sindacato, assumesse un peso maggiore sul tavolo contrattuale e potesse cambiare le cose. Credo che oltre a questo, però, l’ansia dei segretari provinciali e regionali di fare nuove iscrizioni fosse dovuta soprattutto alla cospicua quota economica che l’insegnante, una volta iscritto, avrebbe versato mensilmente, detratta direttamente dalla busta paga” [La Scuola Bocciata, pagg. 57-58]


Ancora una volta sembra che i sindacati solo in questi ultimi giorni si siano accorti del dramma che si sta consumando nella scuola, della rabbia di un disagio che ogni insegnante italiano cova dentro da anni, del personale scolastico che va a scuola vestito a lutto, delle candele che illuminano, silenziose, le piazze italiane e di un malessere antico, che finalmente si sta rivelando in tutta la sua gravità.
Scioperi, astensioni dalle attività aggiuntive, manifestazioni, tendopoli, giornate di lutto nelle scuole con personale in nero e nastrino turchese, presìdi davanti alle sedi provinciali del PD di tutta Italia e tanto, tanto altro.

E una domanda, che continua a frullare nel mio cervello, allagando il mio cuore di rabbia: ma i sindacati dov’erano? Perché non hanno allertato la categoria da quando questa storia è incominciata? Perché continua a ossessionarmi l’impressione che fino a qualche giorno fa tutti erano sostanzialmente d’accordo con l’impianto di questa mostruosa riforma?
Dov’erano i sindacati quando si è svolta la farsa della pseudo-consultazione?
Dov’erano quando, sin dall’inizio dell’iter del disegno di legge si è voluto, camorristicamente, legare l'assunzione stabile dei docenti precari (anche se il numero programmato è del tutto insufficiente) al disegno di riforma, perché quest’ultimo venisse approvato con una certa urgenza? (Capo 3 art. 8 - piano straordinario di assunzioni).
La furbata dell’uso del “cavallo di Troia” delle assunzioni, provvedimento urgentissimo e sul quale tutti non possono non essere d’accordo, nessuno dei sindacati che tutelano la scuola l’ha scoperto? Nessuno ha protestato?
E perché nessuno ha alzato la voce perché si spacchettasse il provvedimento?
Che c’entrano i precari, immolati vigliaccamente sull’altare di questa riforma a mo’ di vittima sacrificale del “se non approviamo tutta la riforma i precari non entrano, perché legati in un abbraccio di morte con il resto del provvedimento”?


Intanto il 5 maggio prossimo ci sarà, finalmente, il primo sciopero generale per la Scuola dal 2008, il primo da quando il Ministro dell’Istruzione era Mariastella Gelmini.
E già l’Istituto Nazionale di Valutazione, con un atto di legittimità dubbia, ha spostato le “prove Invalsi” previste per la primaria dal 5-6 maggio al 6-7 maggio, per evitare la debacle di un’altra “strana cosa” introdotta nella scuola della penisola, che ha già prodotto un clima di competizione tra classi e docenti e che ha sortito l’effetto che ogni docente di classe, per far bella figura, suggerisce ai “suoi” alunni le risposte, invalidando, di fatto, quest’altra grande farsa pensata dalle teste d’uovo dell’istruzione italiana, che in una scuola non hanno mai vissuto, se non, forse, da studenti.
E nessuno dei sindacati che tutela la scuola si è accorto del “progetto 0-6” e della sua intrinseca perniciosità?


Nessuno si è accorto che la riforma prevede che il nido, insieme alla Scuola dell’Infanzia, non sia più un servizio a domanda individuale, di carattere sociale, ma un servizio generale, di carattere educativo, incardinato sotto la responsabilità unica del Ministero dell’Istruzione, ma gestito dai Comuni? (Cfr. Capo 7, art 21, comma “i” del d.d.l.).
Il ministro dell'Istruzione Stafania Giannini

E a nessuno è venuto in mente che i Comuni ordinariamente appaltano i servizi ai privati? Non si tratta di una chiara sterzata verso la privatizzazione della scuola pubblica, incominciando da quella dell’Infanzia?
A nessuno è venuto in mente che forse il motivo di tutto questo è che in Italia il livello di privatizzazioni non è in linea con le attese della Ue e che il governo è impegnato in una lotta serrata per la riduzione del debito per il quadriennio 2015-2018, e che è previsto, per questo motivo, un «significativo concorso» dei proventi da privatizzazioni?
Bontà della strategia a parte, peraltro imposta dall’Unione, a nessuno è mai sorto il sospetto che Renzi sia un attore marginale di un potere politico di fatto espropriato di ogni potere, e che la sterzata verso una dinamica privatistica che si nasconde tra le righe dei commi di questa Legge Quadro, che genererà inevitabilmente tanti figli della sua stessa sostanza, è la strategia pensata a tavolino da chi vuole delegittimare la scuola pubblica perché c’è un preciso modello di uomo da formare?

La proiezione del booktrailer del libro presso la Feltrinelli di Rimini.

E che significa, cari sindacati, dopo la proclamazione dello sciopero, la battuta del premier: “Scriverò una lettera ai docenti per spiegare la mia riforma”?
Che intendeva dire? Che i docenti italiani non sanno leggere? Che ci sarebbe stato bisogno di una lettera che spiegasse meglio la cosa a una categoria di idioti con difficoltà di comprensione?
Perché, anche in questo caso, nessuno è insorto? Nessuno di quelli che hanno la “rappresentatività” e che prendono, mensilmente, da ogni stipendio di ogni lavoratore della scuola iscritto una quota talmente cospicua che equivale ad un buon piatto di carne per i nostri figli?
Ma che ne fate dei nostri soldi? Cosa pagate? Chi pagate? Persone che sono in distacco presso di voi? Eppure loro non hanno bisogno dei vostri soldi, perché continuano a essere regolarmente pagati dal Ministero del Tesoro, compresi gli incaricati che vanno a coprire i loro posti.


Intanto il d.d.l. “La Buona scuola” ha terminato l’esame della settima commissione della Camera – quella per Cultura, Scienza ed Istruzione – ed è ora, in via di approvazione alla Camera dei Deputati.
E per lo sciopero passeranno ancora ore preziose. Ma è meglio tardi che mai.
E poi? Dopo lo sciopero? La vostra coscienza e la coscienza dei docenti italiani che si vedranno decurtati dallo stipendio 80, 90, 100, 110 euro (dipende dallo stipendio) resterà appagata?
Nessuno si incatenerà davanti al Ministero? Nessuno incomincerà uno sciopero della fame a oltranza? Nessuno, indipendentemente dai risultati, continuerà la lotta per una scuola che rivesta, finalmente, centralità sociale, politica?
Nessuno si è reso conto della posta in gioco? Nessuno si è reso conto che stiamo giocando con il futuro dei nostri figli, con il futuro del nostro paese?
Passata la bufera, anche voi, cari sindacati, ritornerete alla gestione ordinaria delle vostre gigantesche macchine mangiasoldi?
Alessandro Paolella alla chitarra e Davide Maiello al violino, durante una loro esibizione presso la Feltrinelli di Rimini qualche giorno fa.

Ma diciamocelo sinceramente: vi siete accorti, cari sindacati, del serio pericolo di ciò che sta per essere trasformato in legge? Non voglio assolutamente pensare che, pur essendovene accorti, utilizzate e continuiate a utilizzare il vostro peso contrattuale e sociale in altri modi e per altre finalità!
Vi siete accorti che la riforma, nell’attribuire al dirigente scolastico [Capo 3 art. 7 - competenze del dirigente scolastico] “le scelte didattiche e formative e la valorizzazione delle risorse umane e del merito dei docenti, viola, di fatto, il principio della libertà di insegnamento?
Una libertà già svilita da una marginalità di una scuola sempre più umiliata, popolata da docenti che vivono, praticamente, in uno stato di bisogno, e che in tal modo non godono della serenità necessaria per favorire la formazione, per i nostri alunni, di una sana coscienza critica, indispensabile alla vita e, oggi più che mai, “conditio sine qua non” della lotta per i diritti civili e politici?
Il violinista Davide Maiello e il chitarrista Alessandro Paolella durante la "Jam session" presso la Baita Stratos a Bologna, durante la presentazione de "La Scuola Bocciata" qualche giorno fa.

La scuola è risorsa strategica della società, punto. Non la Fiat, né la sanità, perché tutti i casi di malasanità sono frutto di una scuola che non ha formato l’uomo. Questo vale anche per la politica, con tutti i suoi numerosissimi, quotidiani casi di scandali, di corruzione, di concussione e chi più ne ha, più ne metta.
Il concetto lo ha ultimamente espresso Ferdinando Imposimato, affermando che in questo stato di cose i “nuovi poveri”, i docenti italiani sottopagati, sono maestri di una libertà senza eguaglianza, e una libertà senza eguaglianza non esiste, è una falsa libertà. Il docente che non ha un lavoro stabile e una retribuzione dignitosa non è, quindi, libero, perché si tratta di uomini e donne liberi solo in apparenza; e chi non è davvero libero, non può insegnare la libertà.
Eppure Francesco Scrima, segretario nazionale della Cisl Scuola, afferma che “destinare al merito risorse aggiuntive è una soluzione che va nella direzione giusta … Ciò che non va assolutamente bene è l’assenza di ogni procedura di contrattazione, che sono d’obbligo quando si tratta di gestire l’attribuzione di salario accessorio: non è infatti possibile e tanto meno accettabile l’affidamento alla mera discrezionalità del dirigente di procedure premiali”.


Il merito tra i docenti è una soluzione che va nella direzione giusta? Ho capito bene, segretario Scrima? Va nella direzione giusta che “Il dirigente scolastico, sentito il consiglio d’istituto, assegni annualmente la somma al personale docente che, in base all’attività didattica, ai risultati ottenuti in termini di qualità dell’insegnamento, al rendimento scolastico degli alunni e degli studenti, alla progettualità nella metodologia didattica utilizzata, alla capacità innovativa e al contributo dato al miglioramento complessivo della scuola, è ritenuto meritevole del bonus”? [Capo 3, art. 11, comma 2].
Ma chi, il dirigente scolastico? Mi dispiace solo che in un articolo non possa disegnare quella faccina che piange a crepapelle con le lacrimucce ai lati degli occhietti, ma vi assicuro che sto ridendo a crepapelle.
Ma il dirigente non sarebbe dovuto essere un manager, all’insegna dell’efficienza e dell’efficacia dell’azienda che gestisce? Quali strumenti e quali competenze psico-pedagogiche, ormai, possiede? 

Ah! Forse dimenticavo, segretario Scrima. Forse lei crede nella velocità dell’evoluzione tecnologica a tal punto che spera che venga al più presto commercializzato il “meritometro”, che applicato alla bocca a ogni docente misurerà la quantità degli enzimi meritocratici, come per i Midi-Chlorian presenti nel sangue degli Jedi di Star Wars, così da poter giustificare il bonus annuale? Lo ripeto, mi faccia capire: il dirigente assegna un bonus ai docenti più bravi? Allora forse potremmo utilizzare come parametro quello degli alunni che prenderanno i voti più alti? Quindi per prendere il bonus, i miei alunni dovranno avere tutti dieci? Ma le assicuro che in tal senso non ci sarebbe nessun problema, perché ogni docente che aspira al bonus diventerebbe il docente di una classe di superdotati!

Ma non è che, forse, il segretario nazionale del sindacato più grande della scuola avrà confuso comparto, immaginando la scuola come una catena di montaggio, o come un’azienda che produce batterie per auto, con tutto il rispetto per le catene di montaggio e le fabbriche di batterie per auto, dove si possa contare il numero di pezzi prodotti da ogni “operaio – docente” così da premiare il più produttivo?
Mi spieghi: in che modo il dirigente valuterà la qualità dell’insegnamento? Con quali strumenti? E chi ha mai eletto il dirigente a giudice della qualità del mio insegnamento? Non le sembra che tutto questo sia quantomeno anti-costituzionale, oltre che assurdo?

Ma perché invece di pensare al merito, segretario Scrima, a quei quattro pidocchi offerti come surplus annuale, non incominciate seriamente a battervi per gli stipendi da fame della categoria? Perché, prima di pensare al caffè, non vi occupate del pane e del companatico, poiché la questione vera non è quella di chi deve bere il caffè e come scegliere chi deve berlo, ma quella di dare il pane necessario per vivere dignitosamente a tutti, retribuendo gli insegnanti con uno stipendio degno di un comparto che nella pubblica amministrazione è strategico?

E non si è reso conto, segretario Scrima, del rischio che comporta l’implementazione nella scuola delle dinamiche meritocratiche, e quindi competitive, laddove gli elementi teorici che dimostrano la superiorità dei modelli cooperativi sono, specialmente nel campo della formazione, numerosissimi, validissimi e scientificamente indiscutibili?
Non si rende conto che l’importazione dal disastroso modello capitalistico di queste dinamiche, sia tra i docenti sia tra gli studenti, è la finalità programmatica di un’anti-scuola che vuole formare un uomo competitivo, pedina perfetta di questo iniquo sistema capitalistico, e rendere ognuno di noi un acritico e stupidissimo utilizzatore finale?

Pranzo sociale alla Baita Stratos di Bologna, dopo la presentazione del libro, realizzata qualche giorno fa.

Cari sindacati, non credete che sia giunto il momento, ed è questo, che ricominciate a fare i sindacati? Credo che state seriamente rischiando che i docenti vi delegittimino definitivamente, revocando ogni iscrizione e negandovi ogni rappresentatività. Oggi, grazie a Dio, non viviamo più nei monopoli gestiti dalle caste del passato. Il regime delle caste, con la rete, sta definitivamente crollando, e quando l’ingiustizia diviene sopruso, ognuno di noi diventa partigiano.
Ci siamo resi conto che, anche senza di voi, abbiamo i mezzi per scatenare una rivoluzione. Allo sciopero sicuramente parteciperemo, compatti, in forze, perché per riformare la scuola serve tanto, ma di sicuro non la “Buona Scuola”, che, a nostro avviso, di “buono” non ha proprio niente, se non quel cavallo di troia delle assunzioni, che con la riforma non c’entrano niente.


E forse questa nuova sensibilità che sta nascendo nella scuola italiana, questa rediviva coscienza, paradossalmente risorta grazie alla caparbietà e all’arroganza di questo governo, farà finalmente svegliare le donne e gli uomini di scuola da questo sonno che dura da fin troppo.
Perché la scuola, la nostra scuola, finora relegata nella periferia del mondo, svilita, marginalizzata, depauperata con tutti i tagli e le economie di bilancio operate dal ministro di turno, bocciata, sballottata a destra e a manca da ogni governo, incominci un cammino, duro e difficile, per riconquistare quella centralità strategica che le spetta, perché divenga finalmente una scuola non più oggetto di storia. Perché la nostra scuola divenga, finalmente, soggetto di storia.


 

domenica 22 marzo 2015

La meritocrazia a scuola sarà competizione?




Con l’introduzione della meritocrazia la scuola si avvia verso l’abbandono dei modelli cooperativi, per fare spazio e offrire cittadinanza istituzionale alla competizione e alle dinamiche che animano l’ingiustizia sociale del capitalismo.

Il 18 marzo nella Sala del Palazzo Senatorio, in Piazza del Campidoglio a Roma, in occasione del convegno nazionale ‘Le Buone Pratiche che generano Qualità e Benessere nella Scuola’ organizzato dall’A.C.L.E., Tommaso Travaglino interviene sulla significatività della scuola italiana e denuncia la fratturazione tra il mondo della scuola reale e quello vissuto da i nostri alunni nella quotidianità.

Diverse centinaia di docenti, genitori, dirigenti fanno fronte comune per sottolineare la centralità che dovrebbe assumere la scuola nella vita del paese, e la nuova sensibilità che dovrebbe animare l’azione politica nei riguardi della scuola.



“La Buona Scuola” introdurrà la competizione, importando tra i docenti ciò che è l’anima nera del modello capitalistico, che ha prodotto così tante ingiustizie ed ineguaglianze sociali, laddove gli elementi teorici che dimostrano la superiorità dei modelli cooperativi, specialmente nel campo della formazione, sono numerosissimi, validissimi e scientificamente indiscutibili.


Una buona scuola dovrebbe offrire le risorse e gli strumenti per permettere ai docenti di cooperare affinché siano rimossi tutti gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana.


Al convegno sono intervenuti l’On. Erica Battaglia, Presidente Commissione Politiche Sociali e delle Salute di Roma Capitale, l’ On. Laura Coccia – Parlamentare del Partito Democratico, il Dott. Arrigo Speziali – Direttore Didattico Associazione Culturale ACLE, il Dott. Valerio Barletta – Presidente XIV Municipio di Roma, Prof. Francesco Dell’Oro -  Responsabile del Servizio Orientamento Scolastico del Comune di Milano, la Dott.ssa Patrizia De Socio - Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici e la Valutazione del Sistema Scolastico M.I.U.R., la Dott.ssa Rossella Gianfagna – Dirigente Scolastico “IV Circolo Didattico” di Campobasso – Promotrice del Progetto “Scuola Senza Zaino”, la Dott.ssa Gisella Langè – Dirigente Tecnico di Lingue straniere M.I.U.R., Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia, la Dott.ssa Nicoletta Biferale – Dirigente Scolastico I.C. “Via Bravetta” di Roma e Tommaso Travaglino – Autore del libro “ La Scuola Bocciata. Viaggio nel lucido delirio della Scuola italiana” (Dissensi 2014).
Nell’ambito della premiazione della prima edizione del “PREMIO IL CURE DELL’ACLE”, infine, sono stati premiati diversi docenti, dirigenti e genitori impegnati a favorire  il benessere,  l’educazione, la partecipazione e la condivisione attiva  di tutti i protagonisti della vita scolastica.



Circa venticinque secoli fa un certo Pitagora affermava con convinzione che le stelle, nel loro moto eterno, producono un’armonia, una musica, che l’uomo, a causa dell’abitudine, della routine e del rumore della sua vita, non è più capace di sentire.
Fu il primo a definirsi un amante della sapienza, Pitagora, e passava ore e ore a contemplare il cielo stellato che, non inquinato dalle potenti luci urbane del XXI secolo, doveva offrire uno spettacolo davvero straordinario. Affermava addirittura di riuscire a sentire il suono che produceva ogni sfera celeste, e la sinfonia che gli astri producevano suonando insieme.
Era la sua scuola, il suo concetto di scuola, perché scholè per i greci significava tempo libero da dedicare allo studio, alla contemplazione, alla theorìa, che è la visione del divino e quindi della verità.
Così Pitagora, nel suo smisurato tempo libero, si sdraiava sull’erba e s’incantava per ore a contemplare le stelle e, probabilmente, si sarà ritrovato talvolta in lacrime.
Ma non aveva altro da fare questo Pitagora? E che c’è da piangere di fronte al cielo stellato?


Questa osservazione è tipica di un uomo che vive in occidente nel XXI secolo, che non si commuove facilmente, che non si ferma un attimo e che struttura la sua esistenza come su un circuito di formula uno.
Niente ormai suscita più entusiasmo se non è qualche cosa da fare per non annoiarsi; niente è più degno di commozione se non il modo di far soldi senza faticare molto; niente suscita più in noi ammirazione (non curiosità, che è un interesse superficiale e passeggero) o venerazione se non quei dementi dell’Isola del famosi, che diventano modelli e dèi, verità e vangelo.

L’atteggiamento di contemplazione, caratteristico dei bambini che sgranano letteralmente gli occhi sul mondo nel tentativo di scoprirne i maghi e le fate è considerato puerile, sciocco, inutile, e l’entusiasmo e tutto ciò che afferisce alla sfera emozionale autentica è stato relegato in un universo secondario, poco professionale.
Voi ora vi chiederete cosa centra tutto questo con il convegno sulle buone pratiche.
Il problema è che la scuola italiana molto spesso non è da meno, e i nostri alunni vivono la scuola come un dovere da compiere tappandosi il naso.


Una scuola emozionalmente coinvolgente forse è la chiave di lettura del cambiamento, perché tutto parte dalla scuola, cuore pulsante della nostra società. La scuola forma l'uomo. E se i nostri alunni percepiscono la scuola così come la percepiscono, se non si appassionano e vivono i percorsi accesi come cosa da fare perché è da fare e basta, non entrano in tensione e non si mettono alla ricerca.
Questo è il motivo di “La Scuola Bocciata”, del mio intervento a questo convegno e della necessità che questa rivoluzione si accenda a mezzo secolo da “Lettera ad una professoressa” di don Lorenzo Milani, al di là della fumosa e talvolta pericolosa “Buona Scuola” del nostro governo, che tenta di introdurre, anche per la carriera dei docenti, sistemi competitivi, importando dal disastroso modello capitalistico ciò che di più nefasto potesse importare, e che ha prodotto così tante giustizie ed ineguaglianze sociali, laddove gli elementi teorici che dimostrano la superiorità dei modelli cooperativi sono, specialmente nel campo della formazione, numerosissimi, validissimi e scientificamente indiscutibili.


“Va da se che il tornitore” per tornare al prete di Barbiana e alla sua Lettera ad una Professoressa “si sforza di lavorare sul pezzo non riuscito affinché diventi come gli altri pezzi. Voi invece sapete di poter scartare i pezzi a vostro piacimento… Se ognuno di voi sapesse che ha da portare innanzi a ogni costo tutti i ragazzi e in tutte le materie, aguzzerebbe l’ingegno per farli funzionare”.



Una invettiva, ovviamente, non diretta contro una professoressa specifica, ma contro una scuola che si occupava dei sani e respingeva i malati.
E guarda caso, proprio un recente studio dell'Istat: "La scuola e le attività educative", passato piuttosto inosservato, ci racconta che a più di mezzo secolo di distanza le cose non sembrano cambiate di molto, e ad onta del dettato costituzionale, che assicura che la Repubblica si fa garante del compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana, questo studio denuncia che i risultati scolastici sono drammaticamente correlati all'estrazione sociale della famiglia di origine.
Il dramma, in sostanza, è che la scuola, non riduce lo svantaggio socio-culturale derivante dal fatto di essere nato in una famiglia a basso reddito.


Fu sempre don Lorenzo Milani che scrisse a caratteri cubitali “I Care” sui muri della scuola di Barbiana; “I Care” era il suo motto, il cuore della sua rivoluzione: "Ho a cuore, ci tengo, mi interessa, sono coinvolto emozionalmente nella ricerca, sto in tensione e ho gli occhi aperti, sgranati sul mondo, che contemplo", ed è singolare che questo convegno si sia svolto all’insegna di un cuore pulsante, logo dell’A.C.L.E, che fa del cuore e della passione il suo leit-motiv.
E dal momento che l'apprendimento e la formazione sono strettamente legate alle emozioni, una scuola poco significativa non avrà nessuna speranza di incidere sulla vita dei nostri ragazzi, perché sarà percepita come un mondo alieno, da "sopportare", e resterà, pertanto, madre della corruzione e della disumanizzazione del mondo che viviamo. 

Lo ripeto: una scuola che non emoziona, non è significativa; e una scuola poco significativa non è efficace; e ciò che non funziona, non ha senso.
Se, in sostanza, resta marginale per i nostri alunni, assume una significatività periferica e non incide, non forma, non cambia, non riuscirà mai a smontare la “contro-antropologia” sulla quale “l’anti-scuola” sta fondando il dominio sull’uomo, disumanizzandolo e deprivandolo della coscienza critica.


Tecnicamente le stelle non possono suonare.
Se consideriamo che le onde acustiche non possano propagarsi nello Spazio, essendo quest’ultimo caratterizzato dal vuoto, ci verrebbe da pensare che Pitagora avesse “scientificamente” torto.

Tuttavia i pianeti, le galassie, le stelle, i buchi neri producono vibrazioni e deformazioni della trama spazio-temporale, causate proprio dal loro moto. Queste riescono a propagarsi nell’Universo mediante le onde radio e le onde gravitazionali che, captate dai radiotelescopi, possono essere convertite in onde sonore attraverso lo stesso meccanismo delle nostre radio. 

Lo sa bene Honor Harger, che ha dato vita al progetto Radio Astronomy. Questa artista-scienziata ha raccolto i segnali di diversi radiotelescopi sparsi in tutto il mondo, li ha convertiti in suono e li ha fatti suonare assieme.
A volte immagino che nell’istante in cui abbia ascoltato per la prima volta quella potente sinfonia, con gli occhi in lacrime, abbia pensato: “Pitagora aveva ragione”.